I nostri luoghi, le nostre abitudini e le nostre vite raccontate da vecchie foto conservate con amore
o uscite per caso dalle scatole in cui le avevamo riposte.

giovedì 21 maggio 2026

Lo Strano Caso del Mannese

 


C’era una volta .… a Pozzuoli

Lo strano caso del Mannese

Fino a tutti gli anni cinquanta la chiesa di San Marco costituisce di fatto, per noi puteolani, il confine tra il centro urbano e la periferia.

Qui terminano via Sacchini e via Roma che, convergendo, proseguono come strada provinciale; l’antica via Miliscola che continua tra il paese che sta finendo, la campagna che sta iniziando e il cantiere che sta devastando.

Villa Maria, con le sue tre moggia di terreno coltivato da Menechiello, patriarca della Famiglia Biclungo, e con le sue mucche, allevate da Vittorio della Famiglia Perrotta, ancora mostra la sua vocazione agricola.

Poco oltre il macello comunale, e il mulino dei Mirabella, c’è un cavone che si spinge fin sotto la ferrovia Cumana; qui troviamo una stalla con qualche mucca di “Totonno ‘u lattar” e la baracca di “Tommaso o sferracavallo”.

E’ questo un maniscalco, figlio di Attilio; ma ricordato per essere stato il padre di Giuseppe, un vigoroso e bravissimo ragazzo, da tutti conosciuto come “Peppe Maciste”.

Poco oltre ancora un vicoletto il cui ingresso è seminascosto tra due edifici, il secondo del quale allora come oggi ospita il deposito di Barca, “o’ schiattamuort” [1].

 


Imboccando questa stretta “calle”, entro la quale prosegue la numerazione civica, ci ritroviamo in un cortile attorno al quale s’è creato, come racconta Genny Casella, un piccolo borgo.

In Italia meridionale, soprattutto in Campania, luoghi come questo sono definiti “vanella”; ovvero “piccolo atrio ai lati o alle spalle di uno o più fabbricati”.

Questa “vanella” è un agglomerato di casupole attorno ad una corte comune che permette di aggirarsi tra stalle, baracche, galline, botteghe artigiane, bassi e signorili abitazioni ai piani alti. Un mondo sperduto, sconosciuto a chi non è del luogo, una vera “corte dei miracoli”, misteriosa e per certi versi paurosa.

Oggi varie fabbriche sono state abbattute e l’ampio spazio ricavato è per gran parte adibito a parcheggio; ma al tempo dei ricordi, al tempo dei fatti che narreremo, il luogo è colmo di tuguri e traboccante di vita [2].

 


A destra un alto muraglione ne delimita il confine col “cavone”, il nominato vicolo cieco che divide questa “vanella” dall’agglomerato costituto dal Mulino dei Mirabella.

Di fronte un fabbricato è addossato al grosso terrapieno di contenimento che sostiene la trincea in cui transita la Ferrovia Cumana.

A sinistra ancora qualche altra casupola proprio sul muro confinario che divide questa corte da un'altra appartenente alla attigua proprietà Gentile; ultimo fabbricato pima della “lava”, ovvero del “Vallone Cordiglia”.

 

Tonando nella “vanella” di quegli anni troviamo, iniziando da sinistra e dal piano superiore, dieci alloggi occupati come segue:

1 - Appartamentino della Famiglia Russo;

2 - Appartamentino della Famiglia di Mario Papa la cui moglie è sorella di Antonio Ianniello;

3 - Appartamentino della Famiglia di Antonio Ianniello, fratello della moglie del confinante Mario Papa e padre di Nicola (Colino), noto per il mobilificio ad Arco Felice;

4 - Appartamentino della Signora Loprechiacca, moglie di un maresciallo.

Al piano terra, sempre iniziando da sinistra:

5 – Al confine con il palazzo Gentile, in un locale sottoscala, abita un signore alquanto enigmatico, detto “Tirtapp”, con barba e vistosi baffoni. Ristrettissima la sua casa; aprendo la porta d’ingresso ed a pochi centimetri si ritrova il suo letto composto da “chiancarelle” sospese tra una parete e l’altra. Naturalmente in questo angusto spazio non ci sono né luce, né acqua, né servizi igienici. Questo personaggio esce alle prime luci dell’alba per recarsi alla solita cantina di Pozzuoli, da qui il suo contro nome “Tirtapp”, per poi rincasare a sera tardi.

6 - Appartamentino occupato da una Famiglia, di cui ci sfugge il nome, poi trasferita a Milano da moltissimi anni;

7 - Appartamentino della signora Calabrese moglie di Di Donato detto “Ciaciotto”, già lavoratore Armstrong e padre di Nardiello;

8 - Appartamentino della signora soprannominata “Assunt ‘a cecat”;

9 - Locali adibiti a falegnameria da Antonio Ianniello, che abita sopra, e poi di seguito occupati da una signora soprannominata “a mosc”; ora abitante a Pozzuoli.

 

Veniamo ora alle due case sulla strada Miliscola, oggi ripristinate ed occupate dal mobilificio Pafundi:

1 – La prima è abitata da Luigi Costigliola, detto “Gigino o Furnaro” con sua moglie Sommina, sorella di Colino (quindi figlia di Antonio Ianniello). Gigino e Sommina, ora residenti al Rione Solfatara, hanno dodici figli, tutti maschi; tra cui uno si chiama Renato ed ha fatto il barbiere, un altro, di nome Enzo, trasferitosi a Ponza. Sommina è la seconda moglie del Costigliola; la prima moglie, morta giovanissima, si chiamava Imma ed aveva delle bellissime lunghe trecce.

2- La seconda casa è occupata dalla signora Irmtella, moglie di Gaudino Luigi che lavora alla vicina Ferroleghe. Anche Irma è morta molto giovane.

Ci sono poi alle altre quattro case, oggi tutte occupate dal mobilificio Pafundi.

 

Al piano terraneo abitano:

1 – Appartamentino con la famiglia del signor Amedeo, che lavora agli Stabilimenti di Pozzuoli già Armstrong, con sua moglie Gemma;

2 - Di fianco, loro vicini, Michele Ambrosino, l’accalappiacani municipale, con la moglie signora Manuela Arca ed i figli che ancora oggi conosciamo.

Al piano superiore abitano:

3 - A destra, guardando dalla strada, il signor Di Domenico che lavora alla ILVA di Bagnoli;

4 - A sinistra, sempre guardando dalla strada, il signor Lamberti che pure lavora alla ILVA di Bagnoli;

Sulla sinistra dello stretto vicolo d’ingresso abita una signora detta “Murgetella”; in seguito il locale è occupato da “mast’Antonio ‘u guardamentario”. Bravissima persona e abile artigiano che con pelli, cuoio e altri materiali realizza tutti gli accessori che possano servire per cavalli, asini e muli. Selle, briglie, paraocchi, sottogola, barbini, chiudibocca, redini, frustini, ecc.

Un altro “mast’Antonio”, detto però “’o mannese” abita nel cortile in una casetta di legno, ai lati di “Acciracane”.

A questa casetta è annesso un piccolo cucinino, sempre in legno, che come la casa ha un tetto formato da tegole ondulate di ETERNIT, naturalmente contaminate dall’amianto.

Genny ha vissuto in questo borgo che pertanto rammenta molto bene, al contrario di me che solo in poche occasioni mi ci sono inoltrato.

 

Ricordo che a metà degli anni cinquanta giunge notizia della morte di un bimbo che qui abita; insieme ad altri ragazzi miei coetanei, e all’insaputa dei genitori, mi reco verso questo vicoletto proprio quando il bianco carro funebre sta allontanandosi con il suo tragico carico.

Una donna lancia dei confetti e per tutti noi piccoli è una corsa sfrenata per raccoglierli tra i piedi dei presenti, prima che finiscano frantumati. Raggiante li porto a casa come trofei e mai avrei immaginato le grida e i pianti di mia Madre che, costrettomi a buttarli, mi disinfetta mani e bocca.

Un altro personale ricordo risale al 1959 quando entro a far parte degli scout e durante le escursioni noto che tutti i giovani esploratori sono dotati di coltelli da giungla. A casa mio Padre conserva un coltello tedesco da guerra senza fodero, e questa mancanza non mi permette di portarlo nelle escursioni di squadriglia. Pertanto mi ricordo del guardamentaio, che si trova in questa “vanella”; con molta pazienza Mast’Antonio mi ritaglia un fodero a misura del pugnale, di certo non adatto agli usi scautistici.

 

Ma veniamo al ricordo, di Genny, per il quale abbiamo iniziato questo scritto.

Una mattina, in questo piccolo mondo, succede il finimondo; dato il sovraffollamento il silenzio non può essere di casa in questa “vanella”, ma le grida di rabbia vanno ben oltre il rispetto accumulato.

Tutto inizia con un fruscio, inizialmente appena percepibile, che piano piano aumenta di volume con l’aumentare dei personaggi coinvolti. Ben presto tutti i residenti della “vanella” sono invitati ad intervenire e così iniziano ad apostrofare e poi a scagliarsi minacciosi contro “mast’Antonio o mannese”.

Tutti, coalizzati con veemenza, lo accusano di lavorare di notte disturbando il meritato sonno dei vicini costretti poi ad affrontare stanchi le dure giornate lavorative che la vita loro riserva.

In particolare sbraitano che durante tutta la notte più non si dorme perché si sente forte un sibilo. Affermano che il rumore è quello tipico provocato dalla manovella della forgia che, quanto più forte gira, più violentemente alimenta la fiamma sui cui si riscaldano i metalli da lavorare [3].

 


Il mannese, sentitosi accusato, va su tutte le furie e, con altrettanto voce alta, grida che non è lui che gira la manovella della forgia e tanto meno passa la notte a lavorare.

Anzi, racconta, anche lui è infastidito da questo rumore notturno e, pensando a qualche scugnizzata, le ultime sere, prima di lasciare l’officina, ha provveduto a sfilare la manovella nascondendola sotto le lamiere ondulate della tettoia.

Genny, seppure bambino all’epoca dei fatti, giura di ben ricordare il “Mannese” nell’atto di smontare la manovella, dopo lo spegnimento della forgia, e di nasconderla sotto le tegole di Eternit della tettoia; una condotta inconsueta e incomprensibile per un bambino.

La discussione sembra stroncarsi, i partecipanti si domandano l’un l’altro cosa veramente succede di notte e chi possa essere l’essere, naturale o soprannaturale, che si prende gioco di loro tutti.

Ma ecco che la discussione ridiventa accesa quando la signora Barca, rispolverando una vecchia questione, si scaglia contro il signor Di Domenico. Lo rimprovera perché permette ai figli di giocare con delle biglie fino a notte tarda; questo la infastidisce perché le grida dei bambini non gli permettono di dormire.

Apriti Cielo! Pronta la risposta del Di Domenico che per le rime gli fa capire che i “suoi figli” vanno a letto molto presto ed è quindi impossibile che siano loro a giocare con le biglie.

Ma si sa, i bimbi sono numerosi e sono presenti in quasi tutte le Famiglie che popolano la “vanella”. Se non giocano con le biglie giocano con qualsiasi altra cosa trovano, invadendo spazio e privacy altrui.

E poi, se vogliamo dirla tutta, le tue galline sporcano fuori casa mia e mai ti sei sognata di pulire…..

E tu! La pronta risposta. Tieni sempre i fili occupati con il tuo bucato…

Ma che volete farci, questo significa essere vivi, queste sono le gioie e i dolori di far parte di una Comunità. Così affermava la Mamma di Genny.

Ella era solita raccontargli “fattarielli”, parabole, vita vissuta e storie di Pozzuoli, e negli anni spesso ritornava su ciò che era accaduto in quella “vanella”.

Anche lei, come tanti altri, captando quel rumore ogni notte si affacciava; continuava ad avvertire la forgia del “mannese” girare senza mai scorgere Mast’Antonio o qualcun altro che agitasse la maledetta manovella.

Nei suoi ricordi, messi ora a fuoco da suo figlio Genny, era convinta che effettivamente qualche cosa di strano succedeva in quel piccolo borgo.


P.S. - Pubblicato sul numero di gennaio 2026 del giornale Segni dei Tempi.

PELUSO GIUSEPPE 

sabato 5 aprile 2025

La Maddalena chiama

 



La Maddalena chiama dopo 120 anni, 

Pozzuoli risponde

Ritorno alla Patria dei nonni del pescatore-scrittore

Un Caffè Puteolano lo rituffa nel Passato


Vincenzo Del Giudice è un pensionato residente a La Maddalena; quindi è sardo come d’altronde dimostra la sua cadenza.

Ma il cognome, come pure il nome, tradisce la sua origine puteolana; suo nonno paterno praticava la transumanza di mare, la corrente migratoria che dalla fine del '500 e fino al secondo dopoguerra, ha condotto i pescatori puteolani ovunque nel Mediterraneo, alla ricerca di migliori condizioni di pesca.

Nel 1903 suo nonno Vincenzo, dopo varie stagioni di pesca al termine delle quali sempre ritorna a Pozzuoli per la Festa dell’Assunta, si stabilisce definitivamente a La Maddalena, come tanti altri pescatori puteolani, portando in questo luogo ameno la propria famiglia, oltre gli usi e costumi nostrani.

Suo nipote Vincenzo ha settantasei anni e per la prima volta viene a Pozzuoli; anzi è la prima volta che un membro di questa Famiglia ritorna al luogo d’origine.

E’ uno storico appassionato delle tradizioni del suo arcipelago che, con passione, ha riportato nei suoi numerosi libri dedicati al mare ed ai pescatori maddalenini.

 

Mi ha avvisato del suo arrivo ed io mercoledì 25 ottobre 2023 sono andato a prelevarlo a Napoli, dove ha pernottato, per condurlo nella sua Pozzuoli.

Purtroppo la giornata piovosa non ha permesso la totale integrazione col Territorio ed io, direttamente dall’auto, ho cercato di mostrargli i punti salienti della Terra Flegrea; il panorama dall’alto, il Santuario di San Gennaro, l’Anfiteatro, le Terme di Nettuno, il Tempio di Serapide.

Ma pioggia o scroscio che sia mi son reso conto che a Vincenzo dovevo far palpare con mano, o meglio con i pedi, Pozzuoli con il suo Porto, la Darsena, il Rione Terra.

Mi son diretto al parcheggio del Molo Caligoliano e già sulla banchina mi ha fatto notare che Pozzuoli assomiglia molto a La Maddalena; poi a piedi ha visionato il Valjone, l’Assunta e il borgo di “abbascio ù mare”, per lui identico, anche nel nome, con il maddalenino borgo di “abbass ‘a marina” dove risiedevano tutti i pescatori d’origini puteolane.

Costeggiando il Torrione siamo sbucati prima nella piazza dedicata all’esodo del “2 marzo 1970” e poi, attraversata velocemente “piazza della Repubblica”, ci siamo diretti verso il Rione Terra.

 

Durante il tragitto mi dice:

«Sono enormemente emozionato!

Sto camminato nelle strade di nonno Vincenzo, dopo 120 anni!»

Intanto ci accingiamo a risalire le rampe Raffaello Causa e, ambedue anziani, ritengo doveroso una pausa caffè prima dello sforzo finale.

Entriamo nel “Bar Grottino” ed è ghiotta l’occasione per raccontargli della sua vecchia “locazione”, della Porta Napoli e dell’antico ponte levatoio.

Usciamo e mi dice: «Hai pagato un euro?»

«In verità ho pagato due euro!» Rispondo.

«Si! Ho visto! Intendevo dire solo un euro a caffe!

Ottimo il prezzo ed ottimo il caffè!»

 


Riprendiamo il cammino giungendo al “Sedile dei Nobili” dove incontra la comune amica e scrittrice Gemma Russo e poi, a “Palazzo Migliaresi”, dove incontra il sindaco di Pozzuoli cui consegna un dono dell’amministrazione comunale di La Maddalena.

Il nostro sindaco ringrazia e ricambia con gadget puteolani e la promessa di più stretti futuri contatti in vista di un gemellaggio tra in nostro “palo di sapone” e il loro “albero della cuccagna a mare”; retaggio maddalenino importato in questa isola dai vecchi pescatori puteolani.

Dopo le cerimonie ufficiali riprendiamo il girovagare, questa volta per le vecchie e strette strade del Rione Terra, ed è continuo lo scambio di ricordi ed impressioni.

Ripassiamo per il “Sedile dei Nobili”, per un ultimo saluto a Gemma, riattraversiamo tutta la piazza e, sotto una pioggia incessante, riprendiamo l’auto al caligoliano.

Rapido giro per via Napoli, risalita per il vecchio Municipio, puntata e sosta alla rotonda panoramica del Lago d’Averno.

Prima di riprendere la Tangenziale gli mostro lo chalet ma lui con garbo declina un aperitivo. Faccio per offrirgli una mentina, che noi anziani sempre abbiamo in tasca, ma lui ancora rinuncia; poi, vistomi dubbioso, mi dice:

«Giuseppe! Ho ancora in bocca quel pregevole sapore del caffè che abbiamo preso. Non voglio guastarlo con altro e voglio ancora continuare a godermelo.»

 

Lo riaccompagno a Napoli e, ritornato a casa, inizio a leggere il capitolo “Un Tuffo nel Passato” inserito in suo vecchio libro. Ne riporto un paragrafo:

«…la mente mia corre e vola via, torna indietro di 50 anni quando io poco più di un bambino solcavo il mare con mio padre Saverio. Ricordo la sua mano quando accarezzandomi i capelli mi diceva a bassa voce di alzarmi per andare a pescare; con un balzo ero già in piedi indossando un enorme giaccone, ci avviavamo verso la barca.

Ricordo ancora la bottiglia che conteneva il caffè che mio padre dava a me e a mio fratello Lorenzo, tra una cala e l’altra…»

Allora comprendo; la sua Pozzuoli, oltre ad averla calpestata e palpata, Vincenzo ha voluto anche assaggiarla, tramite il caffè del Grottino, e questo sapore l’ha rituffato nel passato di bambino e di pescatore; di quando era in barca e gustava il caffè di papà Saverio.


 GIUSEPPE PELUSO – Pubblicato a dicembre 2023 su Segni dei Tempi



lunedì 16 ottobre 2023

ZONA "A"

 

POZZUOLI 1983-2023

                  Una Famiglia della “Zona A”                    

 

Sono nato e vissuto a Villa Maria fino al 1976 quando, appena sposato, con mia moglie Luisa e la primogenita Anna, mi trasferisco in un vicino appartamento preso in fitto.

Si tratta di un quartino al terzo piano, con ampio balcone e panoramica veduta del golfo, del palazzo proprietà Delli Paoli, in via Miliscola 30; di fronte l’attuale I.S.I.S. Tassinari, ex SUNBEAM.

E’ qui, nel 1978, che nasce la secondogenita Sara Maria Giovanna ed è qui che trascorriamo, spensierati, i primi anni di matrimonio.

 Nel novembre del 1980, domenica 23 sera, siamo a casa ed ospitiamo Loreto Fortuna, amico d’infanzia, con l’indimenticata moglie Antonella e la primogenita Manuela.

Improvvisamente la forte scossa dell’Irpinia; passato lo sbalordimento prendo in braccio Anna, Loreto prende in braccio Manuela e con le rispettive mogli tentiamo di aprire l’ingresso che oppone resistenza nel mentre tutto ancora balla.

C’accorgiamo d’aver dimenticato Sara ed andiamo a prelevarla in cucina dove gioca tranquillamente; scendiamo per le scale che ancora ondeggiano e ci ritroviamo tutti in strada.

La paura è forte, ascoltiamo i primi resoconti e per qualche giorno dormiamo nel Rimessaggio di Villa Maria, all’interno della nostra roulotte.

Questo terremoto, il più forte subito nella nostra vita, ci tempra e ci abituerà a sopportare quanto poi il destino ci riserverà di lì a pochi anni.

 Nel 1983 riprende preponderante la crisi bradisismica, la seconda della nostra esistenza; oggi possiamo assicurare che non è stata l’ultima.

Innumerevoli le scosse, la maggior parte strumentali tranne una significativa in primavera di magnitudo 3.5 localizzata alla Solfatara, accompagnate da un rapido innalzamento del suolo. Movimento tellurico e bradisismo negativo, combinati insieme, sono un cocktail di cui faremmo volentieri a meno per i danni che apportano agli edifici, ai sotto-servizi e alle strutture portuali.

Nel mentre il quattro settembre, una calda domenica dello stesso 1983, tutti discutiamo della nuova fase che Pozzuoli attraversa, alle ore 13.30 ci accingiamo a pranzare quando improvvisamente avvertiamo un boato, subito seguito da un forte sisma che raggiunge i 4.0 gradi di magnitudo.

Un terremoto che, unitamente alle altre sessanta strumentali o poco più dello sciame, terrorizza tutti i Campi Flegrei; edifici lesionati, linee elettriche e telefoniche in tilt, e rabbia dei puteolani che, esasperati, devastano la sede della locale Protezione Civile.

 Innumerevoli coloro che abbandonano le proprie abitazioni trovando momentanea sistemazione nelle roulotte e nelle tendopoli allestite un po' dappertutto nei pubblici giardini o nei vicini campeggi di Licola [1].

 


Molti lasciano Pozzuoli autonomamente, con le proprie auto; i pazienti dell’Ospedale Santa Maria delle Grazie sono trasportati all’esterno e le detenute del Carcere Femminile sono trasferite a Poggioreale.

Il clima è arroventato, le irritazioni sono al massimo, ed ognuno scruta la propria abitazione notando solo ora interessanti crepe o insignificanti scrostamenti di intonaci.

Quattro giorni dopo la scossa il Ministro della protezione Civile Enzo Scotti firma un’ordinanza che finanzia la costruzione di quelli che saranno i primi “seicento” alloggi nella semisconosciuta località di Monterusciello (all’epoca ancora Monteruscello).

Ogni edificio del vasto centro storico presenta piccole o grandi screpolature è, giustamente, ogni residente teme che scosse di uguale o maggiore magnitudo possano mettere in pericolo la vita dei propri cari.

Pertanto, anche in previsione della probabile futura assegnazione di un alloggio popolare come avvenuto per la precedente crisi del 1970, è tutto un affrettarsi a richiamare verifiche strutturali da parte dei competenti organi. Queste richieste di verifiche sono inoltrate dagli inquilini e fortemente contrastate dai proprietari; sono ancora numerosi i vecchi padroni di interi palazzi che, oltre a temere la perdita della sicura rendita mensile, temono possibili ordinanze di abbattimenti.

 Cose simili succedono sia a Villa Maria, dove sono nato e che ci vede nella veste di proprietari, sia nel palazzo proprietà Delli Paoli, dove abito e che ci vede nella veste di affittuari.

Il giorno undici settembre una inquilina del piano rialzato, timorosa degli eventi in corso, segnala alla Polizia Municipale i suoi dubbi sulla staticità dell’edificio ed il seguente giorno dodici sopraggiunge una squadra di Vigili del Fuoco per le opportune verifiche.

 Questo controllo avviene tra l’ansietà di tutti gli occupanti i dodici appartamenti e le grida di disappunto della vecchia proprietaria che, sporgendosi dal ballatoio del secondo piano, urla che il palazzo è sano, forte, indistruttibile e capace di resistere ad ogni sisma.

Non è crollato con i bombardamenti americani e non è crollato per le mine con le quali i tedeschi abbatterono i dirimpettai fabbricati Ansaldo, dove erano biblioteca e dopolavoro. 

 Nonostante queste rassicurazioni pochi giorni dopo, il quindici settembre 1983, l’allora sindaco di Pozzuoli ing, Mattia La Rana (che ha vissuto tutta la sua gioventù in questo palazzo occupando esattamente l’appartamento ora in fitto alla signora che ha richiamato i Vigili), ordina lo sgombero dell’intero edificio.

Il mio personale sfratto, notificatomi in data diciassette settembre, ordina al sig. Peluso Giuseppe di procedere immediatamente, all’intima della presente, allo sgombero dei locali siti in questo comune alla via Miliscola 30 [2].

 


Mancandovi sarà provveduto a norma delle leggi e regolamenti in vigore; tutti gli agenti della Forza Pubblica sono incaricati per l’esecuzione della presente ordinanza.

 Copia della ordinanza va notificata per conoscenza a:

- Commissariato Pubblica Sicurezza di Pozzuoli;

- Tenenza Carabinieri di Pozzuoli;

- Comando Vigili Urbani di Pozzuoli;

- Genio Civile di Napoli;

- Prefettura di Napoli;

- Provveditorato Opere Pubbliche di Napoli.

Non c’è nessun dubbio che i competenti responsabili locali presero, in attesa delle scelte governative, la decisione di ordinare lo sgombero di tutti i fabbricati sottoposti al loro controllo; così facendo non assunsero alcuna responsabilità penali in caso di future eventuali calamità.

Probabilmente anche nel corrente ottobre 2023, con eventi simili a quelli del 1983, potrebbero scaturirne identiche decisioni.

Per ottemperare a quest’ordine, per sicurezza della Famiglia e per calmare le paure, provvediamo a trasferirci al Rione Toiano presso i genitori di mia moglie che occupano un appartamento antisismico assegnato loro dopo lo sgombero del Rione Terra del 1970.

 Il 20 settembre Mattia La Rana si dimette da sindaco di Pozzuoli ed al suo posto è eletto l’avvocato Gennaro Postiglione, noto commerciante di via Napoli.

 Da tempo avevamo provveduto ad iscrivere le nostre due bambine, Anna di anni otto e Sara di anni 5, rispettivamente alla terza elementare ed alla primina del vicino Istituto San Marco; scuola che di già avevano frequentato fin dall’asilo.

Verso fine settembre, essendoci trasferiti al Rione Toiano, provvediamo ad iscriverle presso la scuola privata parificata annessa alla Parrocchia di San Luca, ad Arco Felice. L’apertura della scuola è stabilita per martedì 4 ottobre e quel giorno, mia moglie sale anche lei su di un pulmino privato per essere presente al primo ingresso del nuovo anno scolastico.

Alle 8.10, ad un mese esatto dalla precedente, una forte scossa risveglia Pozzuoli e sorprende i miei cari nel pulmino che ha quasi raggiunto la scuola.

La magnitudine è di poco più violenta ma questo nuovo sisma dimostra che il livello di rischio più non garantisce l’incolumità della popolazione e giocoforza inizia una più massiccia diaspora alimentata dalle disposizioni ufficiali.

 Sono ormai migliaia le richieste di verifica per gli edifici di Pozzuoli, pertanto l’Amministrazione Locale, sentiti gli esperti e per evitare che arrivino istanze speculative anche dai quartieri che hanno subito meno danni, divide il Territorio comunale in “Zona A” (dalla costa alle zone Campana - Solfatara e dal Ponte della Cumana ai Cantieri fino a Gerolomini) e in “Zona B” (tutto il resto del territorio comunale).

 Il giorno 10 ottobre 1983 è pubblicato un manifesto che riporta un avviso del sindaco Postiglione [3] il quale invita tutti i cittadini residenti nella “Zona A”, riconosciuta di massima intensità degli epicentri dei terremoti e dove è più elevata la probabilità che si verifichino nel futuro le scosse di maggiore energia, a lasciare le proprie abitazioni a tutela della privata incolumità.



Questo avviso ricorda, e non solo agli anziani, il precedente del 23 settembre 1943 quando il colonnello Scholl ordina per Napoli e provincia lo sgombero della fascia costiera, per una profondità di 300 metri, motivandola con la salvaguardia della popolazione residente.

La novità di questo avviso, proprio come quello del 1943, è che per essere soggetto di sgombero è sufficiente risiedere nella “Zona A”, seppure l’edificio non mostri alcuna deficienza; determinanti i probabili effetti che potrebbero derivare dall’evolversi del bradisisma.

 Dunque, salvo poche eccezioni, solo gli edifici ubicati nella “Zona A” ricevono l’ordinanza di sgombero e solo i capifamiglia già residenti in questo settore possono richiedere il previsto contributo mensile di Lire 350.000 per reperimento autonoma sistemazione alloggiativa.

Rapida conseguenza di questo contributo è che i fitti richiesti dai proprietari di alloggi nei comuni di Pozzuoli, Quarto, Giugliano, Castelvolturno e Mondragone si attestano subito sul canone minimo mensile di Lire 350.000; e questo ancora prima che i contributi vengano elargiti.

Anche noi decidiamo autonomamente di affittare una villetta nel Comune di Castelvolturno e il quattordici ottobre, giorno del trasferimento dei mobili, sudiamo non poco con i dipendenti di una ditta napoletana di trasloco per convincerli a salire nella casa di via Miliscola nonostante sia in atto uno sciame che fa tremare scale, ringhiere e pavimenti.

Il giorno diciassette, preso possesso del nuovo alloggio, inviamo una raccomandata AR ai seguenti Enti per comunicare d’aver ottemperato all’ordinanza di sgombero [4]:



- Sindaco di Castelvolturno;

- Comune di Pozzuoli, Centro Operativo della Protezione Civile;

- Comando Carabinieri di Castelvolturno;

- Commissario P.S. di Pozzuoli;

- Centro Operativo Protezione Civile di Coppola Pinetamre.

 

 Lo stesso giorno diciassette novembre compiliamo l’apposito modulo, per la richiesta di contributo mensile, e lo presentiamo all’apposito ufficio allegando il certificato dal quale risulta che l’abitazione sgombrata è compresa nella “Zona A” dichiarata ad alto rischio sismico [5].

  


Intanto ci rendiamo conto che il Litorale Domizio è lontano dalla sede di lavoro, lontano dalle scuole e lontano dai parenti più prossimi che possano darci sostegno con le bambine. La primogenita Anna possiamo iscriverla in terza presso la scuola elementare di Toiano che riesce ad iniziare i corsi perché alloggiata in dei containers che offrono tranquillità statica. Diverso per la secondogenita Sara non accettata come auditrice dalla scuola pubblica e non accettata dal parroco di San Luca che, per sicurezza, non ha proprio intenzione di dar inizio all’anno scolastico. Pertanto Sara sarà costretta a restare un anno a casa rinunciando al vantaggioso anno di primina.

 Oltre questi problemi dovuti alla lontananza aumenta la difficoltà perché, almeno per noi, tarda ad arrivare il contributo mensile pertanto, approfittando dell’ordinanza n. 64 del Ministro Scotti a mezzo della quale la Protezione Civile sta acquistando alloggi da assegnare agli sgombrati, rinunciamo alla richiesta del contributo e facciamo richiesta d’essere inseriti, come nucleo familiare, negli elenchi delle preassegnazioni [6].

 



In questo periodo occupiamo una camera dell’appartamento di Toiano dove, oltre ai suoceri e il loro ultimo figlio, convivono anche una figlia con il marito.

E’ qui che trascorriamo tutto il periodo invernale contando e catalogando le scosse che orami abbiamo imparato a classificare, sbagliando di poco, sia nella scala Mercalli che in quella Richter. Il tutto accompagnato da boati, scosse ondulatorie e sussultorie, quadri che tremano senza soluzione di continuità di giorno e di notte, nei giorni feriali e nel periodo natalizio.

Tra marzo ed aprile 1984 la crisi bradisismica raggiunge l’apice sia con forti sobbalzi che con uno sciame di 600 eventi verificatosi in una sola notte, quella del primo aprile. Noi adulti, tranne i nonni che nulla temono, restiamo seduti intorno ad un tavolo in attesa di sapere se occorre scappare; incombe l’incubo di una eruzione come quella del Montenuovo del 1538.

Quella lunga notte con l’auto raggiungiamo il Rimessaggio di Villa Maria dove agganciamo la nostra Roulotte trainandola sotto la casa del Rione Toiano; pronta per ogni evenienza.

Le case di Toiano, rifugio non solo per noi ma anche per tante famiglie, che hanno amici e parenti dispersi nell’area del Litorale Domizio, sono sicure solo per un sisma ma non per un evento vulcanico. Quella notte con mio cognato Armando ci rechiamo spesso presso il vicino Centro Operativo della Protezione Civile dove è presente lo stesso professore Giuseppe Lungo il quale è sul punto di lanciare l’allarme di “sgombero totale”; ma poi pian piano gli eventi iniziano a diradare.

 

Termina quello sciame ma non accenna a diminuire la crisi bradisismica; lo stesso quattro aprile firmiamo un verbale di consegna alloggio con l’Intendenza di Finanza di Napoli, proprietaria delle acquistate abitazioni di Quarto gestite dalla Protezione Civile [7].

 





Il diciassette maggio il Comune di Quarto rilascia copia del nulla osta edilizio e sanitario relativo all’alloggio costruito dalla ditta Caravaglios, in via Viticella, scala A, interno 3 [8].

 


Il 14 agosto la Intendenza di Finanza ci invita a recarci presso i suoi Uffici per sottoscrivere un regolare contratto di locazione della durata di quattro anni [9].

 


Per il nuovo anni scolastico iscriviamo entrambe le bimbe alla pubblica scuola elementare di Quarto e nel mentre a Monteruscello si costruisce, ed anche rapidamente, continuiamo la nostra vita di “sgombrati” che ci vede ospiti di comuni che sentiamo ancora estranei.

Per anni manteniamo l’abitudine di recarci a Pozzuoli per la spesa, anche se la nostra è ormai una città fantasma; il commercio riesce a ravvivarla di mattina ma il pomeriggio, e specialmente le serate, sono sommerse nel nulla. Solo strade sbarrate, edifici sorretti da barbacani, luci spente e qualche sparuto puteolano in partenza verso il suo lontano rifugio.

A Quarto le mie figlie scoprono un vicino locale, la Pizzeria Stella del Corso Italia, e con meraviglia notano che sfornano pizze anche nel periodo invernale, contrariamente alla balla che raccontavo loro circa le pizze fatte solo d’estate.

 

Nel dicembre del 1985, il giorno dell’Immacolata, nella casa di Quarto percepiamo l’ultimo grande evento sismico di questa fase bradisismica; poi pian piano tutto torna alla normalità. La Terra inverte il suo corso e, per il sopraggiunto bradisisma positivo, tornerà ad abbassarsi.

 

Nel gennaio 1986 la mia Famiglia è allietata da un nuovo lieto evento, passa da quattro a cinque elementi per la nascita dell’ultimo figlio Carmine Andrea.

Qualche mese prima compiliamola domanda di partecipazione al bando relativo all’assegnazione di un appartamento di edilizia popolare in costruzione a Monteruscello e naturalmente dichiariamo che il nucleo familiare è composto da quattro e non da cinque persone.

 

Nell’estate del 1986 esce la graduatoria provvisoria per l’assegnazione degli alloggi a Monteruscello e, nel comunicarci l’accettazione della domanda perché corrispondente ai requisiti richiesti tra cui il decreto di sgombero da un alloggio ricadente nella “Zona A”, ci aggiudicano un appartamento di 80 mq., come previsto per un nucleo massimo di quattro persone, anziché 95mq come previsto per nuclei familiari superiori a quattro persone.

Il ventuno agosto 1986 presentiamo ricorso, alla Segreteria Commissione Assegnazione Alloggi per Monteruscello II, avverso alla predetta graduatoria adducendo che il nostro nucleo familiare è composto da cinque membri. Purtroppo il ricorso non è accettato in quanto per nucleo familiare si intende quello esistente alla data dell’uscita del bando nel 1985 [10].

            


Alcuni amici residenti al Parco Caravaglios di Quarto, anche loro puteolani sgombrati, sono decisi a restare in questi comodi quartini; ma noi decidiamo di far ritorno sul nostro suolo natio, in quello che sembra un quartiere funzionale realizzato con moderni accorgimenti e servizi sociali.

In data 23 aprile 1987 siamo convocati presso l’Ufficio Assegnazioni Alloggi del Comune di Pozzuoli e sottoscriviamo un contratto di locazione con l’Istituto Autonomo case Popolari (I.A.C.P.) della Provincia di Napoli gestore per gli alloggi di proprietà del Demanio di Stato.

Ci è assegnata una abitazione a Monteruscello situata al Lotto 1bis, di mq. 80 calpestabili, composto da 3,7 vani principali più 2,5 vani accessori e un locale scantinato, al canone mensile di Lire 58.280 da versare subito unitamente ad un deposito cauzionale di Lire 116.560.

Da notare che questo contratto sarà regolarmente registrato solo il cinque giugno del 1999, in pratica quando la gestione passerà alla Romeo, presso l’Ufficio delle Entrate di Aversa [11].

                     






In questa occasione ci consegnano le chiavi di questo nuovo appartamento e ci viene imposto che entro il giorno otto maggio 1987 dovremo lasciare libero da persone e da cose l’appartamento di Quarto.

Le chiavi dovranno essere rilasciate ad apposita Commissione, costituita da questo stesso Ufficio Assegnazioni Alloggi, con la quale bisognerà prendere preciso appuntamento affinché possa visionare il vuoto alloggio che si abbandona, e solo allora questa Commissione potrà rilasciare liberatoria valida a richiedere nuovo allacciamento elettrico per l’abitazione di Monteruscello.

Nei giorni seguenti provvediamo a smontare i mobili e ad impacchettare tutto quanto sia necessario e per l’otto maggio richiedo un giorno di permesso al mio datore di lavoro.

Fortunatamente è un venerdì ed avremo a disposizione anche un sabato e domenica per risistemare mobili e suppellettili nella nuova casa. In questo venerdì otto maggio sarà necessario:

- rimuovere i provvisori lettini ed i fornelli da campeggio utilizzati in ultimo;

- occupare il nuovo appartamento di Monteruscello nello stesso giorno in cui lascio il vecchio di

 Quarto;

- disdire le vecchie utenze (ENEL – SIP) con raccomandate da effettuare presso le Poste di Quarto;

- controllare che tutto proceda per il meglio con i dipendenti della ditta Traslochi, che deve effettuare

 un paio di viaggi Quarto-Monteruscello, affinché nulla possa lesionarsi o perdersi;

- incontrarsi con la Commissione cui consegnare le chiavi e farsi rilasciare liberatoria;

- andare all’Ufficio ENEL per stipulare nuovo contratto:

- rimontare almeno il necessario nel nuovo alloggio che si sta occupando;

-provvedere alle piccole e grandi necessità di una Famiglia in cui sono presenti, oltre ai due genitori,

tre bambini piccoli che esigono assistenza e certamente avrebbero difficoltà a risiedere in un

 appartamento in cui al momento manca di tutto, compresa l’energia elettrica.

 

Il giorno otto maggio, quando tutto è predisposto, la Commissione dell’Ufficio Alloggi ci comunica che l’appuntamento è rimandato a lunedì undici ma che nel frattempo siamo autorizzati ad effettuare il trasloco.

Con certosina programmazione si fa tutto quanto sia possibile (escluse le previste raccomandate di disdetta) ma, senza la liberatoria, non possiamo stipulare il nuovo contratto ENEL e per qualche giorno, quali consumati campeggiatori, ci arrangiamo con lampade a gas, fornellini e pentole d’acqua calda per le docce.

 

Domenica dieci maggio amici, ancora residenti al Parco Caravaglios di Quarto, ci informano che l’alloggio da noi rilasciato è stato abusivamente occupato da una Famiglia; ci precipitiamo a controllare e subito dopo ci rechiamo presso la locale Stazione Carabinieri per esporre regolare denunzia ma, essendo giorno festivo, prendono solo atto, in forma di appunti, di quanto da noi esposto.

Lunedì undici siamo di nuovo a Quarto per l’incontro con la Commissione la quale, trovando l’appartamento occupato ci invita a recarci nuovamente presso i Carabinieri, farsi da loro rilasciare una relazione, e rincontrarci il giorno dopo, martedì dodici maggio.

I Carabinieri, dopo la formale denuncia e dopo vari loro urgenti interventi, provvedono ad effettuare un sopralluogo ed infine a rilasciarci la richiesta relazione.

Il giorno dopo, dodici maggio, ci rechiamo nuovamente a Quarto, Parco Caravaglios, dove attendiamo inutilmente la Commissione; pertanto telefoniamo agli Uffici di Pozzuoli della Protezione Civile i quali ci riferiscono che hanno ricevuto anche loro un fonogramma dei Carabinieri; continuano dicendo che possiamo rientrare e conservare le chiavi dell’appartamento di Quarto fino ad un loro riscontro; ne approfittiamo per recarci all’Ufficio Postale di Quarto ed inviare le raccomandate disdetta utenze ad ENEL e SIP [12].



Siamo al quinto giorno, terzo di “permesso”, e con copia delle denunce ci rechiamo presso l’ENEL che ci stipula il nuovo contratto ma, per il relativo allacciamento, ci rimanda di tre giorni causa le innumerevoli nuove installazioni in corso in tutta Monteruscello.

No problem! E’ appena partita la nuova avventura e siamo ancora ottimisti.

Per tutelarci inviamo raccomandata alla Protezione Civile di Pozzuoli, esponendo tutto quanto accaduto e denunciato; inoltre richiediamo un loro riscontro in merito alle chiavi da consegnare [13].

 






Importante rilevare che per decenni il Comune di Pozzuoli continua a rilasciarci, su richiesta, una certificazione in cui specifica che le unità immobiliari site in questo comune alla via Fasano (ex via Miliscola) ricadono nella delimitazione della “Zona A”, di cui all’avviso sindacale del 10.10.1983; che vennero sgombrate dagli abitanti a causa dei terremoti provocati dal bradisisma. Dette unità non sono comprese negli elenchi dei rientri abitativi fin qui eseguiti in applicazione dell’Ord. Min. N. 600/FPC/ZA del 3.8.85 e successive modifiche e integrazioni [14].

 




Ad oggi ottobre 2023, a quarant’anni dalla scossa che decise le sorti di Pozzuoli e oltre trentasei anni dell’assegnazione dell’alloggio di Monteruscello (con le gestioni IACP, ROMEO, SAN MATTEO, COMUNE POZZUOLI), ancora conserviamo le chiavi di quella che per tre anni fu la nostra provvisoria residenza di Quarto.





GIUSEPPE PELUSO – OTTOBRE 2023